Preso il treno di ritorno da Parigi, una sola domanda ha continuato a rimbombarmi nella testa: perché non ci sei andata prima!? È stata una città che mi ha rubato il cuore, e non perché narrata come il luogo perfetto per gli innamorati, ma per il suo carattere avvolgente che ti assorbe, stupendoti ad ogni via, ogni palazzo, ogni luce.
Primo giorno
La lettura di “First Time Caller” di B.K. Borison e la visione di “Anyone but you” hanno accompagnato il viaggio di andata per Parigi (insieme a qualche sonnellino). Arrivati verso le 14.00 in città, check-in dell’appartamento in zona De Invalides e poi bus (perché la linea della metro era sospesa) per l’Arco di Trionfo. Foto di rito prima di passeggiare per gli Champs-Élysées lasciandosi incantare dai palazzi stravaganti e raggiungendo Place de La Concorde, fermandosi anche ad ammirare Grand e Petit Palais. Un diluvio imprevisto e letale per le mie scarpe è stato il preludio della ricerca del ristorante per cena, che ci ha riservato delle crepes della tradizione (sia dolci che salate). Con la pancia piena abbiamo camminato ancora una decina di minuti per farci incantare dalla Tour Eiffel che, con la sua eleganza, di notte rivendica l’appellativo di Ville Lumière.
Secondo giorno
La prima colazione ci vede seduti in un tipico café parigino (Le Pasteur) con friabili croissants appena sfornati davanti. Soddisfatta la voglia di burro, prendiamo la metro per Montmartre. Per chi, come i cacciatori e le cacciatrici di libri, è appassionato di storie e di arte, Montmartre è un quartiere a cui non si può rinunciare. Gironzolando senza troppi programmi per le vie in salita, abbiamo raggiunto la Basilica du Sacre Coeur. Ammirata la vista di Parigi in una giornata di sole di novembre che sembrava un regalo, scendiamo verso Amonē per assaggiare i loro cordons bleus da passeggio (noi abbiamo preso il Gérard e il Babette, strepitosi). Ricaricati, abbiamo passeggiato fino al Moulin Rouge, ci siamo fermati ad ammirare i dolci capolavori di Cedric Grolet Café, per poi raggiungere il Museo del Louvre per incontrare la Gioconda e Amore e Psiche. Per cena invece siamo rimasti in zona rilassandoci al Le Pré aux Clercs, un posticino dove abbiamo mangiato una tarte tatin da sogno.
Terzo giorno
Avendo un’ultima colazione da sfruttare, abbiamo deciso di provare la pasticceria The French Bastards dove ci siamo divisi un po’ di prelibatezze tra cui: il pain au chocolat, il pain suisse e il pain au lait. Dirigendoci verso l’Île de la Cité, abbiamo ammirato la maestosità della cattedrale di Notre-Dame per poi dirigerci verso il nostro pranzo tipico francese nel famoso bistrot Benoit Paris, chiudendo una vacanza meravigliosa con i sapori della cucina tradizionale. Finito il pranzo ci siamo diretti alla Gare de Lyon, senza però dimenticare di fermarci da Pierre Hermé per comprare degli immancabili macarons da sgranocchiare durante il treno di ritorno.
Un viaggio che ci ha permesso di respirare l’atmosfera vista nei film e letta nei libri di una città che palpita di storia, ma allo stesso tempo riesce a farti sentire a casa con il suo spirito senza tempo che si adatta alle vite di ognuno e ognuna.
Non vediamo l’ora di organizzare il prossimo viaggio, suggerimenti?
_Giuls







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