Islanda.
Storie di una terra mitologica, selvaggia e brulla.
Storie di una Madre Natura impetuosa, possente, a tratti violenta.
Storie di miti, leggende e folklore. Storie di uomini forti, avventurieri e coraggiosi.
Storie di vulcani, terremoti e tempeste.
“Storie di uomini, fuoco e caducità”.

L’Islanda è un’isola situata nell’Oceano Atlantico settentrionale, nata circa 20 milioni di anni fa e tutt’oggi in corso di formazione. La sua origine vulcanica ha dato vita ad una struttura geologica molto particolare, espressione emersa di tutto ciò che si trova al di sotto della superficie dell’oceano, lungo la dorsale medio-atlantica: l’Islanda, infatti, non è altro che una porzione affiorata della dorsale stessa, in corrispondenza di un hot spot (punto caldo). Per sua natura, quindi, l’isola presenta un’intensa attività vulcanica, con più di 130 vulcani sparsi su tutta la sua superficie.
“Il libro dei vulcani di Islanda” è una raccolta di 47 racconti legati ad altrettanti vulcani attraverso storie, avvenimenti e leggende della tradizione islandese. Ognuno di essi è connesso a fatti avvenuti nei pressi, o a causa di, un diverso vulcano, ed è espressione diretta del rapporto indissolubile tra l’uomo e Madre Natura.
Dalle missioni della NASA nei crateri dell’entroterra, alla leggendaria sfida del secolo del campionato del mondo di scacchi del 1972, disputata tra Boris Spasskij e Bobby Fischer, passando attraverso storie di pastori, leggende norrene e mirabolanti spedizioni scientifiche. Dalla capitale, Reykjavík, ai fiordi orientali, fino a giungere nei deserti lavici dell’entroterra, ripercorrendo vite, storie e vulcani da sud a nord, lungo la dorsale medio-atlantica.
L’autore, Leonardo Piccione, ha saputo raccogliere in un unico viaggio le emozioni, il fascino ed il mistero di un’isola capace di far ammalare (“L’Islanda è una malattia”, racconta Arnór nel prologo) anche il marinaio più possente. L’Islanda non è soltanto un territorio, ma un’anima saggia ed eterna, allo stesso tempo giovane ed irrequieta: è un pescatore che parla ai fulmari, è una notte di solitudine, è il dolce silenzio che segue una notte burrascosa.
Con una narrazione elegante e scorrevole, Piccione si è districato nel complicato ruolo di armonizzare l’accuratezza scientifica con il mistero del folklore popolare; una raccolta piacevole anche a piccole dosi, che non stanca e sa essere allo stesso tempo delicata e profonda. La geologia si fonde con la leggenda, la scienza con il mito: a volte il confine tra ciò che è vero e ciò che è solo frutto dell’inconscio è così sottile da perdersi in mezzo alla furia dei fiumi glaciali. Ed è proprio in momenti come questi che:
“Continuare a raccontare è un ottimo modo per mantenere vive le storie, o per farle diventare vere”
Leonardo Piccione
_Nicco
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