LEA LANDUCCI – Intervista

Anima del mondo di Chicklit italia e autrice del romanzo Mai una Gioia, Amori ed altri inciampi la scrittrice Lea Landucci ha risposto alle nostre domande

Cristina, la protagonista del tuo libro “Mai una gioia”, è un’investigatrice digitale. Ti è stata utile la tua esperienza da ingegnera informatica per descrivere meglio il suo lavoro?

Assolutamente sì. Nonostante la mia principale fonte di ispirazione (e informazione) sia un’amica che lo fa “a tempo perso” e che di mestiere fa tutt’altro. Lei è la nostra fonte inesauribile di informazioni personali su chiunque abbia un profilo social!

Parlaci un po’ del tuo iter creativo, ti basi su esperienze di vita o attingi più dal mondo della fantasia quando pensi ad una nuova storia? 

Partiamo da una premessa fondamentale che sorprende quasi tutti: io non penso alle storie. Di lavoro faccio l’improvvisatrice teatrale e la mia scrittura attinge tantissimo dagli strumenti tecnici dell’improvvisazione, che ormai fanno parte di me. Mi siedo al mio inseparabile Mac e le storie si compongono da sole, mi piace dire che “nascono sulla tastiera”. Sicuramente nel processo creativo istantaneo tanta parte la fanno le mie esperienze dirette e indirette (esattamente come succede sul palcoscenico), ma direi che la percentuale è sbilanciata sulla fantasia.

Chicklit Italia. Cosa ne pensi delle opinioni che spesso dilagano riguardanti questo genere. Perché secondo te le reticenze nei confronti del Chicklit e del romance più in generale non sono ancora sparite? 

Credo ci siano due motivazioni forti alla base della scarsa considerazione che il mondo dei lettori e dei critici letterari (ma non dell’editoria) rivolgono al genere rosa e chick-lit.

La prima è che spesso si esprimono pareri senza conoscere l’argomento di cui parliamo: chi afferma che i romanzi rosa sono tutti superficiali e banali dovrebbe informarsi meglio (leggendo) e tentare di non fare di tutta l’erba un fascio. Detto questo, c’è anche chi li denigra con cognizione di causa: i gusti sono sacrosanti ed è difficile trovare qualcosa di universalmente apprezzato. A me, per esempio, non piacciono i romanzi storici (tranne rare eccezioni), ma non per questo dico che sono oggettivamente brutti o noiosi.

L’altra motivazione è una sorta di amarezza/invidia verso un genere che, dati alla mano, è uno dei più letti e venduti in Italia. Io capisco la frustrazione di chi scrive (o legge) generi più di nicchia e si ritrova gli scaffali delle librerie e le classifiche di vendite affollati da romanzi rosa. Ma non condivido la reazione: denigrare il genere non porta certo a cambiare questo status quo.

“Mai una gioia, amori e altri inciampi” è il tuo primo romanzo pubblicato. Puoi descrivere le emozioni che hai provato nell’ottenere un consenso così ampio dal pubblico?

Il consenso che ho ricevuto è sicuramente più grande di quello che speravo, ma so perfettamente che la strada da fare è ancora tantissima. Ogni volta che qualcuno mi parla di quanto il mio romanzo l’abbia toccato e fatto riflettere mi sorprendo come se fosse la prima volta. Il fatto che qualcuno, leggendolo, abbia carpito i messaggi che si celano nella trama della mi storia mi sembra sempre una specie di miracolo.

Stai lavorando a qualche nuova opera o progetto (di cui si può parlare, se è top secret come quello di Cristina allora ignora la domanda)?

Senza entrare troppo nei particolari posso dire che l’apprezzamento sorprendente che hanno ricevuto Cristina, Sabrina e Daniela (il mio trio WOW) mi ha spinto a continuare a sperimentare su di loro. Ma non so se alla fine il risultato vedrà mai la luce o resterà un semplice esperimento.

Per finire, domanda Random: Ho notato che stai guardando la serie TV “Non Ho mai …” (ho fatto un po’ di investigazione social come Cristina ;)), io l’ho finita qualche giorno fa e devo dire che mi è piaciuta molto. Tu cosa ne pensi?

Ogni volta che guardo (o leggo) qualcosa che mi coinvolge particolarmente cerco sempre di capire cosa produce questa sensazione. Per quanto riguarda le serie TV e il cinema io ho un grosso problema che si chiama deformazione professionale: colgo ogni minimo errore di sceneggiatura/regia/interpretazione (ovviamente parlo sempre di opinioni personali, altrimenti cado nell’errore degli haters dei romance!). Il che mi porta a lasciarmi difficilmente prendere  da questo tipo di prodotto e quando succede mi sorprendo sempre un po’. Un esempio su tutti: SKAM Italia per me è inguardabile, non ce la posso proprio fare, mi viene l’orticaria :D. Allora perché “Non ho mai…” mi ha preso così tanto? Sicuramente la bravura degli attori fa tanto, la costruzione della storia, il contesto culturale e sociale fa il resto. Ma la cosa che mi prende di più è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi, sia a livello di sceneggiatura che di interpretazione. In questo caso la ritengo davvero notevole.

Ringraziamo tantissimo Lea Per essersi resa così disponibile e aver risposto alle nostre curiosità.

Voi cosa ne pensate dei suoi lavori? e del genere Chicklit?

_Giulia_

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