Story Delivery – Episodio 3

“La libertà vera non è fare quello che ci pare, ma vivere come creature libere dalla paura.”

Susanna Tamaro

Alison non avrebbe mai potuto immaginare che quello strano sabato pomeriggio si sarebbe trovata in compagnia anche della sua nemesi. Mattia sembrava altrettanto infastidito, le riservava infatti qualche sguardo ostinato coronato da un’espressione di evidente disappunto mentre seguivano Talila attraverso il lungo il corridoio di marmo.

«Mi puoi spiegare che cosa diavolo ci fai tu qui oggi.» Gli sussurrò Alison a denti stretti.

«Ma come, ed io che pensavo che saresti scoppiata dalla gioia non appena mi avresti visto.» non ricevette risposta se non uno sguardo imbronciato. «Non mi guardare in quel modo.» la rimbeccò. «Se vuoi proprio saperlo è stata Katerina ad obbligarmi… sa essere estremamente persuasiva quando vuole.»

«In che senso?» Domandò Alison, questa volta con genuino interesse.

«Non far finta che ti importi, per favore, non è nel tuo stile.» la zittì lui distanziandola di qualche passo e lasciandosi le sue proteste dietro la schiena.

I cinque ragazzi, guidati da Talila, si addentrarono in zone della grande casa che non avevano mai esplorato. Camminarono qualche minuto prima di fermarsi davanti a una porta in legno, piccola e bruttina, che strideva sonoramente con la bellezza del resto della tenuta. Anche la temperatura era diminuita e i ragazzi si strinsero nelle felpe leggere guardandosi intorno spaesati.

«Siamo arrivati.» Esclamò Talila con un accenno di sorriso.

«Talila … se hai deciso di far sparire i nostri corpi per favore dillo perché io avrei un paio di ultimi desideri…»

«Osceàn …» Lo riprese spazientita.

«Sono troppo giovane e voglio primo che non mi si tocchi la faccia. Secondo, come minimo, esigo di provare almeno una volta il Rombovolante II di Ronny.»

«Te lo puoi scordare.» intervenne subito il ragazzo punto sul vivo.

«AH … allora non neghi che tua sorella voglia farci sparire!?» Lo rimbeccò il mezz’elfo puntandogli un dito contro.

«Osceàn!» Lo fermò Talila prima che potesse aggiungere qualche altra scemenza. «siamo qui perché nostra bisnonna è molto legata alle tradizioni, quindi ha preferito organizzare il pomeriggio nella vecchia ala della tenuta.» Lui continuò ad osservarla scettico. «Stai tranquillo. Nessuno ti toccherà la faccia.» Lo rassicurò ridendo e aprì la porta.

Si ritrovarono in una stanza che poteva essere tutto fuorché un salottino da tè. Trasmetteva una sensazione di soffocamento piena com’era di scaffali riempiti a loro volta di innumerevoli botticini colorati. La parete alla loro destra invece era una distesa di libri che sembravano rimanere in equilibrio per magia e i dorsi delle copertine sfoggiavano titoli d’oro e d’argento che i ragazzi non riuscivano a tradurre.

«Benvenuti!» li fece sobbalzare Katerina sforzandosi in un sorriso innaturale. «Accomodatevi prego.»

«E dove che non riusciamo nemmeno ad entrarci tutti in questa stanza?» sussurrò Osceàn ricevendo una gomitata nelle costole da Talila.

«Ho fatto preparare l’acqua bollente e potrete servirvi dalla mia preziosa collezione di tè.» esclamò indicando un vecchio tavolino che attorcigliandosi su sé stesso era poco più alto di mezzo metro. 

I ragazzi ringraziarono tentando di ricavarsi un piccolo angolo nel quale potersi sistemare. Superati i convenevoli il silenzio però calò presto nella stanza immergendoli in un’atmosfera imbarazzata. Alison fu la prima che si alzò e fece onore alla vecchia selezione di tè di Katerina accigliandosi in una buffa espressione quando si accorse che l’anziana signora non si era nemmeno sforzata di servirgli qualche pasticcino, il suo stomaco iniziava a brontolare. Mentre metteva tre cucchiaini di zucchero nel suo tè vide che vicino all’antica teiera c’era anche un altro oggetto, altrettanto vecchio, altrettanto strano. Alison non poté fare a meno di sentirsene attratta, tanto che non si trattenne dallo sfiorarlo. Senza quasi rendersene conto appoggiò un dito sul vetro di quella strana clessidra argentata. Una scossa le attraversò il braccio, fece un balzo all’indietro quando la sabbia prima immobile iniziò a scorrere vorticando e cambiando colore da un grigio spento a un bianco lucente.

Katerina scattò in piedi rovesciando la sua tazza di tè su Mattia che si alzò con un gemito cercando di salvare almeno una delle due gambe.

«Lo SAPEVO!» Urlò.

I ragazzi posarono gli occhi su di Katerina con un misto di stupore e soggezione.

«Nonna.» Si avvicinò Talila preoccupata. «Forse sarebbe meglio se non ti agitassi così. Vuoi che ti accompagni a riposare?»

«Avrai bisogno tu di riposarti. Io sto benissimo!» La nipote le lasciò andare il braccio sconvolta. Non aveva mai visto sua nonna scomporsi tanto. Aveva le solitamente bianche guance rugose accese da un rossore agitato e continuava ad andare avanti e indietro convulsamente per la piccola stanza. Nessuno aveva il coraggio di proferire parola. Osceàn tentò di alzarsi per scivolare lentamente verso la porta ma venne bloccato da un balzo estremamente agile per una donnina di quasi novant’anni.

«Lo sapevo che non avevo perso il mio fiuto.» Urlò con la voce roca.

A questo punto Alison non riuscì più a trattenersi. «Non voglio mancarle di rispetto, ma per favore potrebbe dirci di che diavolo sta parlando.»

Katerina finalmente si fermò e appoggiando la schiena al legno della porta iniziò a parlare.

«Mia cara, tu sai che cos’era tuo padre?»

La ragazza spiazzata da quella domanda inaspettata rimase in silenzio. Fu Osceàn ad intervenire per toglierla dall’imbarazzo.

«Questa la so io. Un soldato! Che cosa si vince a questo gioco?» sorrise all’amica che però era rimasta immobile con gli occhi spalancati.

«Non è uno scherzo.» lo rimbeccò Katerina. «E se fosse veramente un gioco tu avresti perso.» I ragazzi erano sempre più confusi. «Alison tuo padre non era solo un valente soldato, lui era anche e soprattutto un Discendente.»

Quelle parole rimasero per un po’ in equilibrio nell’aria senza che nessuno avesse il coraggio di farle cadere.

C’era una vecchia leggenda legata alla nascita del mondo che veniva spesso raccontata ai bambini prima della buona notte. Era il racconto di come la potente Dea KaFaDia regalò la vita alle loro terre. Si narrava che la buona madre avesse generato tre figli: Kareb, il Dio della Luce, Fatum, Dio del Destino e Diafane, Dea dei Sogni. I NuoviDei erano destinati alla Terra, però prima di mandare i suoi inesperti congiunti nel mondo, la saggia madre creò per ognuno di loro un ciondolo con l’essenza del suo stesso sangue, per proteggerli e permettergli di potenziare la loro scintilla di magia. Quando I NuoviDei piombarono sulla Terra si guardarono intorno spaesati, erano immersi in un buio fitto ed infinito. Kareb si scrutò dentro a quell’oblio e fu il primo a decidere che non avrebbe vissuto la sua vita immortale nell’oscurità. Una scintilla di luce scoccò dal suo dito indice ed andò a colorare tutte le cose materiali che la Madre aveva creato ma senza la luce nessuno avrebbe potuto vedere. Iniziò a disegnare montagne, pianure, mari che s’infrangevano contro scogliere argentate. Diafane, ammirando la bravura del fratello, decise di voler dare anche lei un contributo al mondo e con un vigoroso soffio diede forma alla prima donna e al primo uomo, due esseri fatti interamente di sogni e speranze che riflettevano la luce circostante vivendo in armonia con il tutto. Iniziarono a vivere spensierati godendosi i doni che le loro divinità gli avevano concesso, in armonia con il genere umano che stava diventando sempre più florido e completo. Fatum cominciò ad essere geloso dei fratelli che erano riusciti a creare quelle cose meravigliose senza il suo aiuto, lasciare un piccolo segno di sé su quella terra che gli era stata regalata dalla madre però non gli sarebbe bastato, decise di rinchiudere i sogni degli umani nel destino per potersi divertire muovendo le loro esistenze. Quando i fratelli scoprirono cosa Fatum aveva fatto rimasero sconvolti, ma ormai era troppo tardi, gli umani erano condannati. Per proteggere le loro creazioni Kareb e Diafane decisero di riportare Fatum con loro in cielo e sulla terra lasciarono i loro ciondoli per permettere ai loro diretti discendenti di usarli, lasciando al genere umano una possibilità di combattere e conquistarsi il proprio destino.

I ragazzi sapevano che quella era solo una bella storiella per bambini, ma lo sguardo di Katerina e quello che stava accadendo al loro mondo li fece dubitare.

È impossibile.» Fu Alisona rompere il silenzio. «Mia madre e mio zio me l’avrebbero detto. Mio papà era un normalissimo soldato, che ha lottato per le proprie terre ed è morto.» indietreggiò barcollando, cercando a tentoni una sedia alla quale appoggiarsi.

«Ti stai sbagliando.» La rimbeccò Katerina dura.

«Smettila!» Urlò Alison. «Chi sei tu per dirmi questo. Perché vuoi sconvolgerci la vita. Siamo solo dei ragazzi.»

Katerina si eresse in tutta la sua altezza. «Abbassa il tono di voce ragazzina. Questo è un dono inimmaginabile e non lascerò che una mocciosa ingrata lo rifiuti.»

«Io voglio poter solo scegliere cosa fare del mio destino senza che nessuno me lo imponga.»

«Non capisci sciocca? Questo è l’unico modo in cui tu potrai scegliere.» si fissarono entrambe a lungo in silenzio. «Tuo padre si ritrovò davanti a un bivio il giorno in cui il Grande Dittatore scomparve. Pronunciare una magia oscura per incatenarlo per sempre, o lasciarlo fuggire. Era troppo coraggioso per scegliere la via più facile… pronunciò quell’incantesimo, sembrava che ce l’avesse fatta, ma il Grande Dittatore poco prima di morire riuscì a strappargli il ciondolo Sacro … senza la sua protezione un incantesimo nero è troppo potente per il discendente che lo pronuncia, così Luke Birkley venne risucchiato dal suo destino.» Una lacrima che si riflesse in quelle di Alison le scese rigandole le guance.

«Io … io non posso crederci.» Balbettò la ragazza mentre cercava di ricacciare il nodo che dallo stomaco le stava salendo, sempre più su, inondandole la testa.

«Credici mia cara… e se i miei calcoli sono esatti in questa stanza dovrebbero esserci anche altri due tuoi fedeli compagni.» Esclamò con gli occhi che le luccicavano nuovamente.

«Mattia … per favore, potresti avvicinarti alla clessidra?»

Il ragazzo sembrò molto meno stupito degli altri. Abbassò la testa avvicinandosi all’oggetto e lo toccò. La sabbia si mise in moto, ma questa volta risplendette di un giallo abbagliante.

«Bene Bene…» Esclamò la donna emozionata. «Abbiamo un Karebiano.»

Mattia scosto lo sguardo rassegnato. Alison in quel momento capì, tutti i tasselli che le mancavano acquisirono senso.

«Tu lo sapevi.» Gli disse con malcelato risentimento.

«Sì, ma non sapevo di te.» Si difese subito Mattia. «Ho sempre sospettato che anche io, anche io avessi qualcosa di strano… mio papà mi ha lasciato per combattere perché, com’è che diceva, “ho troppe responsabilità figlio, lo devo alle divinità e al mondo”.» disse cercando di mostrarsi spavaldo, ma la sua voce era irrimediabilmente incrinata. Mentre lo ascoltava Alison percepì una fitta al cuore. Aveva passato la vita a non sopportare una persona che aveva dovuto subire il peso di un segreto così grande accompagnato da una perdita altrettanto lacerante.

«Mi dispiace.» Gli disse avvicinandosi e guardandolo, per la prima volta negli occhi, con sincerità. Stava diventando tutto tremendamente reale.

«Se non vi dispiacerebbe lasciare le smancerie per un momento meno importante di questo.» li interruppe Katerina. «Mancherebbe ancora un Discendente.» fissò lo sguardo sui nipoti. «Cari, chi di voi due vuole provare per primo?»

I fratelli Rellak si fecero più bianchi di quello che non fossero già. «Pensavate che io fossi a conoscenza di tutte queste informazioni solamente grazie al passaparola?» Rise di gusto. «Ovviamente anche nelle mie vene scorre sangue divino. Vostro padre però non mi ha dato soddisfazioni, non ha mai voluto intraprendere la sottile arte della magia o dimostrato le attitudini necessarie quindi … ripongo molte speranze in voi due.»

Talila e Ronny si guardarono sconvolti, ma fra di loro passò una vibrazione che non avevano mai provato prima, era competizione.  

«Prima le ragazze.» disse il fratello facendole spazio e spingendola verso la clessidra.

Talila si avvicinò con mano tremate. Rivolse gli occhi alla nonna che le risposte con uno sguardo fiducioso. Nulla. La sabbia rimase immobile e lei vide il suo riflesso deluso specchiarsi nel vetro.

«Peccato piccola! Purtroppo, la trasmissione della discendenza non è un procedimento matematico. Speriamo in Ronny.» esclamò rivolgendo il viso al cielo e spingendolo con forza verso il tavolino. Anche lui avvicinò la mano e questa volta la sabbia prima vibrò per qualche secondo immobile e poi iniziò a vorticare colorandosi di un rosso accesso. Le labbra di Ronny si piegarono in un sorriso e Katerina, questa volta, scoppiò a piangere per la felicità.

Questa settimana abbiamo scombinato un po’ le carte, vi aspettiamo per il prossimo episodio perché le sorprese non sono finite!

_Giulia_

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