Story Delivery – Episodio 2

“Si dice che ciascuno di noi, nel corso della propria vita, accumuli in media tredici segreti. Di questi, solo cinque sono davvero inconfessabili. Lena ne ha solo uno, ma si fa sentire dentro come se ne valesse mille.”

Alessia Gazzola

Superato lo sconforto iniziale i ragazzi decisero che l’unico modo per non lasciarsi travolgere dalla disperazione fosse impegnarsi per cercare una possibile soluzione agli eventi nefasti che avevano colpito le loro terre. La profezia era chiara, e anche se le calamità naturali con il passare dei giorni erano diminuite d’intensità, il miraggio di una tranquillità passata era ancora lontano.  Resistettero quindici giorni prima che Talila dovesse esternare quello che tutti pensavano, ma che non avevano il coraggio di dire ad alta voce.

«Ragazzi, così non si può continuare … guardateci, siamo distrutti.» e posò un’occhiata penetrante su Alison che alzò la testa spettinata dal libro KaFaDia e le sue leggende con gli occhi gonfi per la stanchezza.«Dobbiamo trovare un modo per rilassarci.»

«Che cosa hai in mente? Prenotiamo le terme?» Chiese ironico il fratello.

«No simpaticone. Domani è ancora programmata la festa per la nostra bisnonna Katerina, sarebbe un’ottima occasione per divertirci un po’.» Ricevette sguardi dubbiosi. Dubitavano che una festa organizzata per un’ultraottantenne potesse essere uno sballo «Osceàn tu ci sarai giusto?»

«Ma sì, tanto cos’ho di meglio da fare?» esclamò alzando le spalle sconsolato. «Ormai ovunque si vada si rischia la pelle.»

«E tu Alison, dimmi che verrai, ti prego.» Si rivolse a lei con occhi imploranti.

«Non saprei…» rispose dubbiosa.

«Non sentirti obbligata, l’universo sopravvive anche senza di te.» La interruppe Ronny con voce annoiata. 

«Fratello! Come fai a essere così … così irritante. Sarebbe ora che tu imparassi a riconoscere quando devi startene zitto! Alison, saremmo felicissimi di averti alla nostra festa e non ascoltare nemmeno una parola di quel rompiscatole.» La rincuorò immediatamente l’amica. «Vi voglio entrambi qui domani sera alle otto precise. Osceàn non accetto ritardi e pretendo che siate vestiti eleganti. Questa volta parlo con te Alison.»

«Sì generale, ma sappi che lo faccio solo per te.» Sbuffò.

«Ti ho già detto che ti voglio taaanto bene?» disse Talila avvicinandosi.

«Vade retro eretica, lo sai che sono allergica alle eccessive manifestazioni di affetto.» Esclamò Alison cercando di allontanarsi, ma il muro dietro di lei non le permise di fuggire.

«Presa! Ero sicura che ti avrei convinto.» Boffonchiò sputacchiando i capelli dell’amica e stritolandola in un abbraccio.

Naturalmente alle sette emmezza del giorno seguente Alison aveva già cambiato idea. Più si guardava allo specchio più avrebbe voluto poter rescindere dalla promessa avventata fatta a Talila. 

«Sei bellissima!» Le dissero la madre e lo zio entrando in camera sua. Lei si girò con una buffa espressione dipinta sulla faccia.

«Mi sento a disagio! Penso che alla fine sarà meglio optare per i miei pantaloni …»

E così dicendo tentò di avvicinarsi all’armadio, ma Clara la intercettò piazzandosi davanti.

«Ah beata crisi adolescenziale.» Esclamò lo zio ridendo e sedendosi sulla punta del letto intuendo che gli sarebbero serviti più di dieci minuti.  Alison gli rivolse uno sbuffo mentre tentava di lisciarsi le pieghe della gonna.

«Non puoi metterti i tuoi soliti pantaloni, ti sentiresti fuori posto! Questo vestito ti sta benissimo e magari potrei raccoglierti i capelli. Oh … Ho già in mente come far risaltare questi occhi meravigliosi» le propose la mamma con gli occhi che luccicavano pericolosamente.

«Ma io non voglio.» Piagnucolò con malumore cercando di fermare Clara che era già fuggita per recuperare phone e spazzola. 

Alla fine, Alison cedette, tenne il vestito color smeraldo che aveva tanto colpito la sua famiglia, ma i capelli li tenne sciolti e ribelli come piacevano a lei.

Quando arrivò alla festa la sala era già gremita di gente che chiacchierava sommessamente, il disagio scomparve nel momento in cui scorse al fondo della sala Osceàn e Ronny, guardandoli riconobbe delle persicolose similitudini con dei pinguini strizzati com’erano nei loro smoking.

«Sei bellissima! Chi l’avrebbe mai detto, pensavo che non ti avrei mai visto con una gonna, e invece…» La sorprese Talila con il suo passo felpato facendola sobbalzare.

«Sono già abbastanza imbarazzata senza che tu aggiunga i tuoi commenti sarcastici. Guardami bene e imprimiti questa immagine nella memoria, perché non succederà più.»

Talila Sbuffò «Che sciocca che sei, non hai nulla di cui vergognarti, stai una fa-vo-la. Andiamo dai nostri amici, vedrai, faticheranno a riconoscerti.» Disse continuando a sghignazzare e tirandola per un braccio. 

«Finiscila, io sono bella sempre, anche con la mia amata salopette.» 

La ragazza si fermò di colpo tanto che Alison andò quasi a sbatterle contro.

«Sono la tua migliore amica, e certe cose è mio compito dirtele … quella salopette prima o poi te la brucio.» 

«Non ti azzardare …» le rispose, non riuscendo però a trattenere un sorriso. 

Ci misero un po’ ad attraversare la sala perché Talila ogni due passi doveva fermarsi per intrattenere gli ospiti, ma poi, finalmente, riuscirono a raggiungere gli amici.

«Osceàn! Per una volta non sei tu il ritardatario»

«Wow Alison.» Esclamò lui sbalordito, ma si riprese immediatamente schiarendosi la gola. «Stai benissimo! Io invece mi sento mummificato in questo vestito.»

Fu felice di constatare che lei non era l’unica a non sopportare quegli scomodi indumenti. Non ebbero il tempo di continuare a chiacchierare perché una voce roca li sorprese.

«Nipote, non mi presenti i tuoi amici?» Sobbalzarono.

«Nonna, mi hai fatto prendere un colpo!» Esclamò Talila portandosi una mano al cuore. «Non ti avevo vista, ma certo che te li presento… sarei venuta a cercarti. Allora lei è Alison Birkley e questo è Osceàn Dryadalis»

Si strinsero la mano «Lieti di conoscerla.» Le sorrisero caldamente.

La bisnonna Katerina aveva il viso coperto da una fitta ragnatela di rughe, ma gli occhi non sembravano aver subito il peso dell’età, infatti, saettavano vispi e lucenti per tutti gli angoli della sala; portava un abito lungo elegante, nero e bianco con maniche vaporose e qualcosa nei suoi modi e nel suo contegno diffondeva intorno a lei un’atmosfera di soggezione. 

«Alison vero?» Ruppe lo strano silenzio che si era creato. «Quanti anni hai e chi sono i tuoi genitori?» Le chiese con un eccesso di rara sfrontatezza. 

«Diciassette signora, come i vostri nipoti, vivo con mia madre, Clara Hopkins e mio zio, Richard Birkley.» 

«Non è segno d’educazione non rispondere a tutti i quesiti che ti vengono posti. Non ce l’hai

un padre? Non hai paura che si possa offendere non nominandolo?» 

Alison assunse un’espressione dura e con tono asciutto rispose. «Non mi permetterei mai di mancarle di rispetto, ma deve sapere che mio padre si trova nell’impossibilità di potersi offendere.» 

Un barlume di speranza si accese negli occhi di Katerina. «Sono desolata, povera piccola, per farmi perdonare lasciate che inviti tutti voi domani per un pomeriggio di tè, biscotti e chiacchiere.» La sua risata risultò irritante e inappropriata. «Una nonna deve poter conoscere meglio gli amici dei suoi nipoti preferiti.»

I ragazzi si ritrovano costretti ad accettare l’invito perché lo sguardo dell’anziana donna non lasciava spazio ad un rifiuto. Ad Alison Katerina non piacque, la inquietava e l’unica certezza in quel momento era che voleva andarsene da quella festa.

«Osceàn.» Lo chiamò riuscendo a farsi spazio e raggiungerlo «Io dovrei andare a casa se non voglio che mia madre venga a cercarmi.»

L’amico la fissò dubbioso. «Sei sicura che non sia stata la nonna Katerina a turbarti? Se è per questo puoi restare … davvero, ti distraiamo noi.» Disse facendole l’occhiolino.

«No…» Mentì. «Tranquillo, sono solo un po’ stanca. Tu rimani?»

«Se vuoi che ti accompagni vengo.» la sua espressione però tradiva la sua voglia di rimanere.

«Figurati, non è necessario.»

«Fiuu meno male! vedi quella brunetta? Stavo pensando di dare un senso alla sua serata.» Riuscì a farla scoppiare a ridere.

«Sei sempre il solito. Vai mio eroe e salva quella ragazza dalla noia di questa festa.» Gli disse facendogli un inchino.

«D’accordo, tenterò di non deluderla mia prode donzella.»

«Grandioso messere… ci vediamo domani e vorrò sentir solo buone nuove.» e così dicendo lo salutò con un ambio gesto della mano.

«A domani. Fai attenzione.» Le urlò, ma Alison si stava già allontanando felice di poter lasciare quella serata.

Tornò a casa con il Rombovolante II di Ronny, concesso gentilmente da Talila all’insaputa del fratello; era sfinita e avrebbe potuto percorre la strada di ritorno contando solamente sulle proprie forze e poi adorava sfrecciare libera per le colline deserte di Careb.

Il Rombovolante era l’ultimo modello di Volantili in circolazione, aveva un sellino cromato posizionato sulla carrozzeria in metallo a forma di motocicletta, ma al posto delle ruote, possedeva dei reattori che creando potenti getti d’aria gli permettevano di rimanere sollevato da terra sfrecciando a tutta velocità. 

Clara la stava aspettando in salotto, gli occhi pesanti rischiavano di chiudersi, ma appena sentì girare la chiave nella toppa della porta scattò in piedi vigile.

Alison non fece in tempo a mettere i piedi nella stanza che… «Non mi ero per caso raccomandata che non guidassi il Volantile in piena notte?»

«Mamma! Tu vuoi farmi prendere un colpo!» Esclamò la ragazza accendendo in fretta la luce.

«Non cambiare discorso … voglio una spiegazione.»

«Ho messo il casco.» si difese lei, ottenendo però scarsi risultati.

«E ci mancherebbe ancora che tu vada anche in giro senza casco signorinella.»

«Mamma ero solo troppo stanca per…»

«Basta, non inventarti scuse per le quali poi dovrei punirti, per questa volta passi, ma sei avvertita!» la ammonì.

«D’accordo.» disse con voce sommessa facendo seguire la frase da un piccolo sbuffo.

«Allora, com’è andata la serata?» Le chiese la mamma prima di permetterle di rintanarsi in camera sua.

«Noiosa…» l’ultima cosa di cui aveva voglia era di parlarne ancora.

«Dai, sicuramente ti sarai divertita un sacco.»

«Sì … come no! Mamma domani dovrò ritornare da Tali, non ho ben capito, la sua bisnonna ci ha invitato per un té.»

«Quella donna vuole vederti? Perché?» Le chiese Clara agitata.

«Non lo so, fosse per me ne farei volentieri a meno. Non penso proprio che sarà un pomeriggio entusiasmante.»

«Non mi fido tesoro. Forse sarebbe meglio se tu non andassi domani.»

Alison non capiva. «Mamma stai tranquilla, ho la pelle dura lo sai. Qualche commento acido non mi smuoverà di certo.»

«Lo so, però non ti dovresti sentire obbligata.»

«Non mi sento obbligata, ma non mi piace nemmeno fuggire dalle situazioni. Lo sai bene.»

«D’accordo, però se dovessi ripensarci …»

«Ripensare a cosa. Sarà un tè pomeridiano in compagnia, nulla di più… adesso sono troppo stanca per discutere, vado a dormire.» Disse dopo un lungo sbadiglio.

«D’accordo. Buona notte.»  la salutò la mamma accarezzandole una guancia e mandandola a letto.

Alison si rintanò sotto le coperte, avevano iniziato a frullarle nella testa troppi pensieri perché riuscisse a prendere sonno e anche Clara quella sera non sarebbe stata da meno.

«Lo sapevi che non saresti riuscita a nasconderle la verità per tutta la vita, è il suo destino.»  La sorprese lo zio trovandola ancora in piedi alla finestra del salotto.

«Richard, tu non puoi capire … quando è morto tuo fratello ho giurato che lei non avrebbe mai seguito la sua strada … so chi è quella donna. Katerina è stata un insegnante di mio marito, lo conosceva bene e sicuramente con tutto quello che sta succedendo vorrà dirle la verità ed io non posso farci niente.»

«Comunque non saresti riuscita a tacere per sempre, è una cosa troppo grande, più gande del nostro controllo.»

«E invece avrei potuto!» Continuò ostinata. «Dovevo solo stare più attenta.» Disse stringendo i pugni.  

«No … Alison è troppo intelligente, prima o poi lo avrebbe scoperto, anche da sola.»

Clara riuscì finalmente a raggiungere la sua stanza e sdraiarsi nel letto, ma non chiuse gli occhi per tutta la notte, tormentata dall’immagine del viso deluso della figlia quando avrebbe scoperto la verità e non sarebbe stata lei a rivelargliela. 

Il giorno seguente arrivò in fretta per Alison. Appena sveglia trovò una lussurreggiante colazione che l’aspettava in cucina, sembrava che la mamma fosse rimasta sveglia tutta la notte a cucinare. Non si fece troppe domande e spazzolò i pancakes ancora caldi con una bella dose di crema al cioccolato. Trascorse la prima metà della giornata in giardino a sistemare i suoi amati fiori e tagliare l’erba trasformandola in un soffice tappeto. Scoccate le cinque si vestì in fretta e corse all’appuntamento con Il Rombovolante che avrebbe dovuto restituire al legittimo proprietario.  Arrivò davanti alla porta di casa Rellak con una sgommata e si fece aiutare da Talila a nascondere il Volantile in modo che Ronny non si accorgesse che fosse stato fuori tutta la notte.

«Alison, forse prima di lasciarti entrare in casa dovrei dirti una cosa.» L’amica si piazzò davanti all’entrata impedendole il passaggio.

«Dimmi.» rispose impaziente Alison che aveva già la pancia che brontolava ed era ansiosa di assaggiare i pasticcini che sicuramente avrebbero accompagnato il tè.

«Prima mi devi giurare che non farai scenate.»

«Sei impazzita? E quando mai io avrei fatto scenate … dai fammi entrare. Talila spostati!»

«Ho detto giuramelo, se non lo fai rimani senza biscotti.» sapeva bene quali fossero i suoi punti deboli. 

«Va bene, va bene … te lo giuro, adesso smettila che mi stai preoccupando.»

Fece qualche passo verso il salotto e… «Ciao!» si fermò di botto. Alison però si aspettava che quel giorno, a quello strano pomeriggio, ci fosse quella persona.

«Tu? Cosa ci fai qui?»

«Non arrabbiarti, l’ha invitato Katerina.» Disse Talila con voce allarmata cercando di correre ai ripari.  

«Per caso non sarei il ben venuto? Che strano!» Esclamò il ragazzo sfoderando uno dei sui miglior sorrisi.

«Certo che non lo sei.» Lo fulminò Alison. «Dov’è quella donna? Voglio parlare con lei, subito!» 

Talila si rassegnò e iniziò a fare strada agli amici.

_Giulia_

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