Editoria Influenzata

Nel mese di Novembre a Torino si è svolta la publishing fair, una rassegna dell’editoria che per me ha equivalso al paese dei balocchi.

Fra i suoi protagonisti anche la Vallardi editore, importante casa editrice milanese di varia che ha presentato un approfondimento sugli esiti dell’editoria nel mercato degli ultimi anni, branchia che come altre ha subito inevitabilmente l’influenza dei nuovi social media.

Chiudere gli occhi quando ci si interfaccia a nuovi fenomeni sociali non presenta alcuna utilità se non quello di renderci miopi al cambiamento. I puristi della letteratura classica probabilmente storcerebbero il naso nell’affrontare determinate scelte imprenditoriali, dimenticandosi però che una casa editrice non è e non sarà mai un ente no profit.

Il mondo è vario e i libri essendone lo specchio non possono far altro che esserlo a loro volta.

Tanto è irreale pensare che nel nuovo millennio non possano più esistere capolavori letterari quanto lo è credere che una casa editrice non debba esplorare scelte anche più commerciali.

È vero, la Vallardi ha registrato vendite altissime grazie al libro della famosa influencer Giulia De Lellis, ma questo non significa che non possa produrre buona letteratura d’intrattenimento e contemporaneamente lasciare spazio e portare budget ad altre creazioni più impegnate.

Sostenere la purezza e l’integrità massima della letteratura può essere semplice, se con quella stessa letteratura non ci si debba anche mangiare.

Per questo tratterei con cautela le condanne morali irreversibili, perché la letteratura di consumo non è stata inventata nel 2020.

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